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Ma non di romanzi.
Sono lunghi, non riesco a starci dietro.
Alla Bukowski: corti, corti.
Senza rime — non è poesia.
È musica senza base,
sputata con cattiveria su un foglio,
in realtà sulle note del telefono.
Non c’è impegno,
non c’è studio matto e disperatissimo.
Solo una vocazione
in qualcosa che, in realtà, siamo
e non ciò che vogliamo diventare.
Non c’è nessuno che ti dice “studia”,
nessuno che ti dice “no”.
Solo tu che scrivi
e nessuno ti ascolta.
Dovrebbero leggere.
Ma, se chiudi gli occhi,
le parole non svaniscono:
sono lì,
rilegati nei pensieri
che non cessano di spremerti.
Le lacrime che scendono
anche quando scrivo le cose più misere,
non più tenendo un occhio alla tastiera.
E questo mi fa pensare:
la ginestra è arte?
Questo straccio è arte?
Sinceramente non lo so.
Non mi interessa.
Mi libera.
Mi sta bene.
Però sarebbe bello
vivere facendo ciò che fai naturalmente,
senza sforzo,
solo emozione
che non esterni.